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Chi giunge con umiltà è congedato con generosità

di Valerio Martorana



Abbiamo appena trascorso un’estate calda dove, un giorno si e l’altro pure, l’intolleranza è stata caldeggiata in maniera scientifica per raccogliere un consenso “ignorante” che non è stato capace di riflettere sulle notizie propinate, se esse fossero state giuste o meno. C’è un problema di razzismo nel nostro paese oppure c’è scarsa civiltà?

Nessuno vuole essere normale, i normali sono noiosi anche perché la normalità comporta equilibrio, coerenza, onestà, regole. Risultato? E’ sotto i vostri occhi, tutti alla ricerca di una “sgrammaticata” follia che produce solo frustrazione e violenza, in particolar modo sui social network (l’unico posto in cui a ciascuno è permesso avere notorietà e potere del nulla).

E qui viene in soccorso la saggezza del popolo cinese, che vi consiglio di approfondire; recita, infatti, un antico detto popolare: “chi giunge con umiltà è congedato con generosità”. Questo detto comporta alla base il rispetto di se stessi, dell’altro e della vita contro la cultura dell’odio e del nemico.

Viviamo già in una società falsa che fa delle scelte stupide. «Bisogna cominciare a dire che questa nazione deve cercare di far emergere uomini e donne saggi, intelligenti. Stiamo scegliendo- ammonisce lo psichiatra Vittorino Andreoli - i peggiori. C’è un’ignoranza spaventosa». Dare, quindi, un peso ed un valore alle proprie scelte in modo da avere l’occasione di spiegarsi e di capirsi, di avere la capacità di parlare ai giovani ed ai meno giovani sulla via della cultura.

Il modo in cui oggi si sostiene il confronto, ad ogni livello ed in qualsiasi forma organizzata, è in barba a ciò che sosteneva Voltaire: “Non condivido le tue idee ma darei la vita affinché tu possa affermarle”.

Sta cadendo tutto in questo Paese, il ponte Morandi a Genova ne è l’esempio visibile e toccabile (per quel che ne resta). Urge un sano confronto generazionale, un patto sociale capace di ricostruire il Paese, un piano Marshall. Ci sono le condizioni politiche, economiche, sociali e religiose?

C’è tanta esasperazione in lungo ed in largo nel nostro paese che non è ormai più controllata e che trova, ricordiamolo, nei social il canale di sfogo. Occorre avere umiltà, dobbiamo riconoscere i nostri limiti, rifuggendo da ogni forma d'orgoglio, di superbia, di emulazione o sopraffazione. In una cultura individualista e super competitiva come quella in cui viviamo, l’umiltà resta una virtù importante e vincente. Tutti abbiamo il diritto di essere orgogliosi del successo che ci siamo guadagnati, ma questo non ci da il diritto di essere scortesi o irrispettosi verso gli altri. Rimanere umili ci aiuta a capire che in ogni circostanza c’è sempre qualcosa da imparare, è una cosa fondamentale per progredire.

La vita del nostro Padre, Maestro ed Amico è stata fondata sull’amore, sul coraggio e sull’umiltà. In questo particolare momento storico lo richiedo a ciascuno di voi, in virtù di quell’educazione ricevuta. Buona missione!

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