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Coraggiosamente aperti all'avvenire, auguri a tutti voi!

Di Valerio Martorana

Coraggiosamente aperti all'avvenire, generosi verso il nuovo, disponibili a mettersi in gioco: è questo l'augurio che voglio fare a ciascuno di voi ed ai vostri familiari. E' arrivato il tempo, cari exallievi, di operare anche perché, ricordiamolo, noi non siamo nella società per fare numero ma per fare la differenza. Abbiamo l'obbligo di andare oltre le tre “I” che imperano oggi nella società, cioè oltre gli incompetenti, gli ignoranti e gli immaturi, perché non possiamo tollerare che la volgarità intellettuale oggi campeggi e domini sulla vita pubblica.

Il coraggio della testimonianza viene richiesto a ciascuno di voi attraverso una semplice richiesta: dobbiamo essere dei rivoluzionari del quotidiano, della normalità. C'è una sola certezza in questo paese: la crescita anagrafica di ognuno di noi, a cui non possiamo porre inesorabilmente alcun rimedio; considerato questo fattore l'unico trend “positivo” di crescita, ciò ci obbliga ad agire, a non perdere tempo, a non rinviare, a non delegare. Prendiamo l'impegno di cercare tutti quegli exallievi che sono andati via anche perché dobbiamo essere il sale in questa povera società; ricordatevi che il decadimento di un popolo lo notiamo dal linguaggio dei giovani, dalla caduta dell'immaginazione e l'immaginazione è creatività. Ecco, non siamo più creativi, non siamo coraggiosi, non riusciamo a guardare avanti ma ci ancoriamo al passato, ai “bei tempi”. Dobbiamo ripartire dal territorio, dalle unioni, dobbiamo includere, non escludere! “Dobbiamo costruire un cuore- ci ricorda Freud- un luogo dove la coscienza possa raccogliersi”.

L'alba è bellissima ma la fanno ad un'ora impossibile, mi ha ricordato un mio amico ed io gli ho risposto che il tempo lo dobbiamo inseguire, dobbiamo riuscire ad anticiparlo, a dominarlo. Ecco perché dobbiamo trasmettere positività a coloro i quali stanno accanto noi, facciamo capire di amare la vita, di scommetterci, di azzardare, di essere veri figli di Don Bosco.

Salvare la vita delle persone è un privilegio, che non è dato a tutti (quanti approfittatori, quanti prenditori piuttosto che imprenditori). Noi exallievi ed exallieve abbiamo questo compito: dobbiamo operare nel sociale per distinguerci silenziosamente dagli altri attraverso le nostre opere. Non dobbiamo essere exallievi che operano attraverso una “pastorale dello struzzo”: c'è il rischio, in altri termini, di affondare la testa nella sabbia, per non vedere, quasi a difendersi dal “pericolo” di dover mutare, in conseguenza del “vedere”, qualcosa nei propri metodi pastorali, nel proprio metodo di testimoniare l'exallievità. Non ci si vuole accorgere che le situazioni mutano, spesso in maniera rapida. In effetti, però, non c'è una volontà esplicita di non accorgersi che le cose cambiano, semplicemente non ce se ne accorge. E la pastorale diventa scarsamente incisiva, disattenta alla concreta situazione delle persone, retorica. Dobbiamo conformarci alla vuota mentalità del nostro tempo? Dobbiamo continuare a fuggire dall'exallievità?

Ci vuole passione e libertà per amare Don Bosco, per essere degni suoi figli.

Auguri.

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