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Exallievi: guide sagge e generose nella società. Auguri!

Di Valerio Martorana

Saremo in grado di sfatare il mito secondo il quale gli exallievi sono persone buone ma degli incapaci all’interno della famiglia salesiana e nella società? Prendiamo coscienza del fatto che se non abbiamo una missione, ma siamo una missione, è in gioco la nostra identità, cioè il senso della nostra stessa esistenza. Per fare ciò dobbiamo avere la capacità di ricercare l’autenticità del nostro volto, riscoprire la vera fisionomia del nostro io partendo dal passato, volgendo lo sguardo al passato; ciò comporta un lavoro paziente di ricerca e di studio; non è facile ripulire la nostra immagine spesso offuscata dalla polvere del tempo: occorre rigore, tenendo conto dell’ambiente sociale e culturale in cui ci siamo mossi, continuiamo a muoverci ed in cui vorremmo muoverci, guardando speranzosi al futuro!

Proviamo ad elaborare un album di famiglia della nostra storia di impegno sociale, per la memoria per l’affetto e per la fedeltà all’educazione ricevuta. Offriamo la nostra storia, passata e presente, alla grande Famiglia Salesiana diffusa nel mondo, e proponiamo a tutti un ritratto veritiero dell’exallievo di Don Bosco, affinché lo si possa comprendere meglio e se ne rilanci la missione benefica.

Il Rettor Maggiore, don Angel Artime, nella strenna del 2019, ci ricorda che “La Santità è anche per te”, per ciascuno di noi, dipende da noi. Adoperiamoci perché le nostre Unioni lavorino in rete con gli altri gruppi della Famiglia Salesiana e acquistino visibilità tra i giovani del proprio ambiente (necessita un ricambio generazionale condiviso).

Parafrasando il Gattopardo del conterraneo Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ho notato che molti exallievi  “non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti”. Dimostriamo che non è così, partendo dall’impegno ad esser buoni e, soprattutto, operativi, non solo a Natale! Innamoriamoci della nostra storia, provochiamo il presente! Ciò che è un disastro è la solitudine, c’è il rischio di perdere il contatto con la realtà e questo rischio ci obbliga ad aprire il cuore al futuro.  

Mi chiedo e vi chiedo: qual è il futuro di una associazione che non riesce a dialogare e ad attirare i giovani, acquisendone la loro fiducia? Che futuro può avere un’associazione quando nei giovani si insinua il dubbio che vivere in un contesto gerontocratico sia inutile, addirittura dannoso?  Dobbiamo avere capacità formativa ed istruttiva.  Alla rassegnazione ed indignazione dilagante, dobbiamo essere in grado, con i fatti, di far venire fuori il meglio di ciascuno di voi. Dobbiamo superare le difficoltà e la Famiglia Salesiana per noi deve essere una guida. Dobbiamo impiegare concretamente del tempo nella nostra associazione attraverso i sentimenti, le emozioni e le sensazioni. Dobbiamo esercitarci a stare insieme, con tutte le nostre debolezze. Sapete qual è la più grande risorsa di cui disponiamo come associazione? Siamo noi.  Dobbiamo avere la capacità, attraverso la memoria, di superare il ricordo ed attualizzarlo. Ecco perché mi interessa/I care.

Ci dareste una mano? Auguri a tutti voi ed alle vostre famiglie per un nuovo anno all’insegna della testimonianza e del fare per essere, ancora una volta, orgogliosi ed umili Eexallievi ed Exallieve di Don Bosco. Abbiamo una gloriosa storia che dovremmo, in teoria, conoscere tutti: applichiamola con ragione, con profondità e con logica, oltre il pensiero veloce!

 

 

 

 

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Comments

Diego Piergrossi 11 months, 1 week ago

Mi permetto di fare solo alcune osservazioni da vecchio ex allievo di Roma Sacro Cuore che ha avuto l'onore di ricevere diversi incarichi associativi e che poi per lavoro ha lasciato la Confederazione ma mai Don Bosco e i nostri Salesiani: il problema non è il giudizio sulla capacità degli ex allievi, mai messo in dubbio nella mia lunga esperienza personale, ma nella convinzione di molti Salesiani che lo stato di ex allievo sia per definizione transitorio : o l'ex scopre la vocazione e diventa presbitero , o diventa cooperatore , tertium non datur! O meglio c'è ed è quello dell'uscita dalla famiglia salesiana. Ecco spiegato perché , seguendo questo assunto, perché viene visto inevitabilmente con sospetto o con quanto meno con dubbio l'ex allievo che non confluisce soprattutto in una delle due destinazioni richiamate: quella di cooperatore. Ma è qui l'errore, poiché Don Rinaldi e, fin dall'inizio, lo stesso Don Bosco avevano ben altre convinzioni sugli exallievi. Concludo che per valorizzare la nostra figura di ex allievi dovremmo tornare tutti a quella visione, ferma la stima infinita verso i Cooperatori ed ancora più i Padri Salesiani.

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