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Anche noi siamo vittime del relativismo morale?

di Valerio Martorana

Assistiamo o assisto giornalmente ad una lenta sovversione della fede (c’è chi si converte interiormente alla fede e chi si sovverte) a causa del relativismo morale che sta invadendo, silenziosamente, la nostra società. Un relativismo morale dove nessuna norma morale ha in sé un’origine divina e, quindi, definitiva, intangibile; la sua morale evolve in funzione del consenso della società (la politica dell’ultimo periodo ne è un esempio tangibile). Noi exallievi che cosa facciamo? Anche noi ci stiamo facendo travolgere dal relativismo morale? Anche noi adattiamo ai nostri desiderata la missione che ci ha affidato Don Bosco che è quella di essere buoni cristiani ed onesti cittadini? Rispetto ad una concezione odierna dei fenomeni sociali dove il passato rappresenta il male, il futuro è positivo ed il presente è rimedio, noi exallievi, a livello associativo, viviamo al contrario: un passato glorioso, un presente che stenta ad essere “presente” ed un futuro non proprio roseo poiché manca un elemento essenziale: l’innovazione!

Anche noi viviamo senza uno scopo perché forse non sappiamo stare in questo mondo.  Se manca lo scopo in qualsiasi contesto, cosa ci attrae realmente? I nostri giovani sono coscienti che non hanno un futuro; bevono e si drogano perché, forse al di là del piacere provato, hanno un’esigenza anestetica, cercano di anestetizzarsi da un’angoscia che volge lo sguardo al futuro; navigano nell’assoluta insignificanza sociale (ho già scritto in passato del sistema gerontocratico prevalente nella nostra società), non sono una risorsa ma un problema.

La nostra missione deve guardare ai moderni strumenti della comunicazione poiché non solo i giovani, ma anche gli adulti, sono nel web, parlano e comunicano nel mondo virtuale.  La vostra generazione, cari predecessori, è cresciuta perché c’era qualcosa che attraeva. Oggi i nostri giovani, e parte dei diversamente giovani, assaporano quotidianamente la loro insignificanza sociale, ecco perché vivono di notte!

L’identità è un dono sociale, con i rispettivi riconoscimenti e disconoscimenti. Dobbiamo essere in grado di catturare la giusta dimensione emotiva per educare. Purtroppo sono venuti meno i riti iniziatici, siamo figli del sei politico e queste sono le conseguenze. Il sistema scuola deve formare uomini, gente capace di poter programmare e gestire il futuro di un Paese. I giovani offrono forza e bellezza, hanno una capacità biologica e ideativa oserei dire vulcanica, cosa ne facciamo? Quale società può avere un futuro in una società che non utilizza la parte migliore di se, cioè i giovani?

Con queste mie riflessioni non voglio persuadere nessuno ma corriamo il rischio di morire per disidentità! Non abbiamo più un’etica del limite! Noi Exallievi abbiamo una carica ottimistica che proviene dal nostro credo, come la utilizziamo in termini associativi? Le nostre azioni in che moso sono incisive a livello periferico? Le azioni vanno considerate in base ai loro effetti, ci ricorda Max Weber, e non alle loro intenzioni (etica della responsabilità).

Purtroppo oggi la morale è stata superata dalla tecnica; la morale se fai un peccato, ti perdona; la tecnica ti elimina (assapori la tua assoluta insignificanza sociale, noi exallievi quale parametro utilizziamo nella nostra relazione con l’altro?).

Vietato vietare, la nuova cultura: non ti limito eticamente. Il gioco della vita non è più tra permesso e proibito ma c’è la faccio o non c’è la faccio? Il rapporto paterno si riduce solo ad una carezza serale ai figli? Siamo disumani? Addio alla dimensione dell’amore, dello sguardo: non c’entrano con l’efficienza. Ahimè,  è finito un impianto umanistico e vi confesso che sono entrato in crisi proprio per quel nostro modo di essere “deboli” cristiani e tendenzialmente onesti cittadini.

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