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Carissimi Exallieve ed Exallievi di Don Bosco,

nel preparare i lavori del Consiglio nazionale di Bologna da poco conclusosi, la Presidenza ha fatto una prima analisi dei questionari giunti dalle Unioni, schede che sono state inviate su tutto il territorio nazionale per un’indagine conoscitiva delle diverse realtà.

Ne sono emerse alcune ombre, che nei prossimi mesi richiederanno la ricerca delle motivazioni e lo studio di soluzioni appropriate da proporre e supportare. Ma con queste anche tante luci, realtà concrete, significativamente inserite nelle case salesiane e nel territorio, che fanno ben sperare per il futuro della nostra Associazione.

È questo il frutto, innanzitutto, dell’opera di singoli Exallievi che mettono in pratica gli insegnamenti e coltivano i valori ricevuti nelle case salesiane in un passato più o meno recente. Quegli stessi insegnamenti e valori che hanno caratterizzato i processi di crescita, sono divenuti vera e propria vocazione, che ha ispirato scelte e campi d’azione, e hanno formato il ‘buon cristiano e onesto cittadino’. La prima delle missioni consegnate da Don Bosco – è sempre bene tenerlo a mente – è proprio testimoniare fedeltà agli insegnamenti e ai valori innanzitutto verso sé stessi, mantenendoli vivi e saldi, applicandoli coerentemente nella propria vita, senza atti di eroismo ma con piccoli semplici gesti quotidiani, e alimentandoli attraverso quella formazione permanente tanto cara al nostro Fondatore. Solo così l’Exallievo potrà testimoniare a se stesso di seguire Don Bosco verso una misura alta di santità, obiettivo primario del nostro Santo, che mirava innanzitutto alla salvezza delle anime per la maggior gloria di Dio.

Ma con l’opera del singolo c’è anche e soprattutto il frutto della comunione tra singoli Exallievi che, condividendo il credo nei valori appresi nelle case salesiane, operano come gruppo, ciascuno secondo i propri talenti e le proprie specificità. Tale comunione e tale condivisione fanno anch’esse parte della missione affidataci da Don Bosco, che intuì immediatamente le potenzialità insite negli Exallievi già quel 24 giugno del 1870 quando questi si radunarono per offrirgli in dono un servizio da caffè e lui, in risposta, li invitò a incontrarsi periodicamente, a prendersi cura l’uno dell’altro e ad insegnare al mondo come fare il bene. Fu l’origine di quelle che, riportando il pensiero del Fondatore nel nome, più tardi si chiameranno Unioni. Le forze deboli, quando sono unite, diventano forti e se una cordicella, presa da sola, facilmente si rompe, è assai difficile romperne tre o più unite insieme.

La società contemporanea ha ancora bisogno dell’opera dei Salesiani e anche di quella degli Exallievi di Don Bosco. Ma una presenza significativa sul territorio richiede disponibilità, preparazione, impegno, dedizione verso gli altri e tanta coerenza, perché non si può essere buoni cristiani solo nei giorni di festa, né onesti cittadini solo nella sfera privata. Occorre testimoniare l’appartenenza a Don Bosco in ogni occasione della nostra vita, anche quella che può sembrare più banale, senza sconti né compromessi, anche a costo di andare controcorrente. Concordo con chi ha affermato che la testimonianza resa dagli Exallievi, soprattutto con le azioni, è stata e sarà il più grande monumento eretto a Don Bosco di cui, con tanto orgoglio, ci sentiamo figli.

Giovanni Costanza

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