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Carissimi Exallieve ed Exallievi di Don Bosco,

la recente visita a Malta per l’incontro transnazionale del progetto Erasmus+ sulla figura del mentore mi ha permesso di scambiare idee ed esperienze con altri Exallievi provenienti da Irlanda, Malta, Slovacchia e Spagna. Il tema trattato e gli approfondimenti emersi hanno risvegliato un interrogativo che già altre volte era comparso nella mia mente: Ma noi, figli di Don Bosco, ci occupiamo veramente dei giovani? E in che misura? Quanto dedichiamo loro della nostra vita?

Riprendendo l’argomento principale della recente Conferenza dei Presidenti ispettoriali, guardo i risultati dei questionari compilati dalle Unioni in questo anno solare e rilevo che il 12% del campione di Unioni analizzato realizza iniziative proposte dai G.Ex. e il 30% si preoccupa di contattare e coinvolgere i giovani, anche se solo la metà di questi ultimi annota risultati positivi.

Frugando tra i miei ricordi, poi, mi viene in mano un intervento dell’allora Delegato confederale, don Josè Pastor Ramirez. Egli, analizzando le tipologie di leader presenti nelle nostre Unioni, non poté fare a meno di rilevare anche la presenza di quelli che definì ‘leader in conflitto’, leader, cioè, che “… ama l’Associazione, l’Unione locale ma non è in grado di operare e tanto meno gestire il cambiamento: tendenzialmente rimpiange le glorie del passato e lamenta il disinteresse, la mancanza d’impegno e la pigrizia delle nuove generazioni …”.

Anche la Strenna di questo anno 2018 ci ha spinto a porre l’attenzione sulla nostra capacità di ascoltare e accompagnare. L’attuale Delegato confederale, don Raphael Jayapalan, nel proprio commento secondo la prospettiva degli Exallievi, ha posto diversi interrogativi, talvolta provocatori ma, certamente, utili per la riflessione. Voglio condividerne alcuni con voi. Come Gesù anche Don Bosco ha preso l’iniziativa di incontrare (andare incontro); noi quanto ci sentiamo a nostro agio a prendere l’iniziativa di incontrare gli altri e, in particolare, i giovani? Come Gesù anche Don Bosco ha ascoltato pazientemente i suoi interlocutori, iniziando da ciò che preoccupava loro e non da ciò che voleva lui; noi quanto siamo disposti a vedere la vera preoccupazione di quanti incontriamo, in particolare dei giovani? Come Gesù anche Don Bosco non impose la sua persona né la sua volontà su coloro che si rivolgevano a lui, ma camminò con loro; noi quanto siamo preparati a camminare con gli altri e, in particolare, con i giovani?

Mi permetto di ricordare innanzitutto a me stesso che ci vantiamo di esser figli di don Bosco, il santo che dedicò tutta la propria vita ai giovani. Basti ricordare frasi come “Miei cari io vi amo con tutto il cuore e basta che siate giovani perché io vi ami assi”. O ancora “Per questi giovani farò qualunque sacrificio: anche il mio sangue darei volentieri per salvarli”. Fino all’ultimo suo respiro in punto di morte “Dite ai miei giovani che li attendo tutti in Paradiso”.

Per chiudere mi piace condividere con voi, pazienti lettori, l’emozione che ho provato nell’ammirare questo dipinto raffigurante Maria Ausiliatrice. Esso è collocato sul portone d’ingresso della casa di accoglienza Mamma Margherita a Malta. Mi sembra che Maria Ausiliatrice, ritratta nella tradizionale posa iconografica in cui tiene sul braccio sinistro Gesù, avendo  l’altro  libero  non  voglia sprecare le proprie forze e lo offra a chi ha bisogno, a un bambino che, significativamente, ha la pelle di altro colore. E noi a chi offriamo le nostre braccia, spesso libere da pesi grazie al nostro benessere? A chi dedichiamo il nostro tempo, spesso libero da impegni realmente prioritari?

Vi prego, carissimi Exallieve ed Exallievi, fate che vedendovi la gente possa dire di voi: «Quello è un figlio di Don Bosco».

Giovanni Costanza

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