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L’EXALLIEVO/A È GIOVANE SEMPRE


1. La giovinezza è una dimensione del cuore

     L’Exallievo di Don Bosco Papa Francesco testimonia che questo è il nostro carisma nella Chiesa: “ È lo stesso clima di gioia e di famiglia che ho avuto la fortuna di vivere e gustare anche io da ragazzo frequentando la sesta elementare al Colegio Wilfrid Barón de los Santos Ángeles, a Ramos Mejía. I Salesiani mi hanno formato alla bellezza, al lavoro e a stare molto allegro e questo è un carisma vostro. Mi hanno aiutato a crescere senza paura, senza ossessioni. Mi hanno aiutato ad andare avanti nella gioia e nella preghiera” (Prefazione al volume, curato da A. Carriero, Evangelii gaudium con Don Bosco).     Don Bosco ha un grande merito, quello di aver richiamato alla Chiesa e alla società che senza giovinezza il mondo è vecchio e lento e la Chiesa senza Spirito. La giovinezza è una dimensione del cuore, soprattutto di un cuore allenato dallo Spirito Santo, che dà energie sempre nuove, perché ci allena e ci addestra a realizzare in noi Cristo, in un cammino di santità gioiosa e sempre fresca.
     Lo ha ribadito recentemente anche Papa Francesco: “O sei giovane di cuore, di anima, o non sei pienamente cristiano” (Omelia a Santa Marta, 28.5.2019). Un vero e proprio inno alla vita, alla vitalità, alla “giovinezza dello Spirito”, da contrapporre alla deriva stanca di tante persone “pensionate” nell’animo, abbattute dalle difficoltà e dalla tristezza perché “il peccato invecchia”. Una ventata di gioia fondata sul “grande dono che ci ha lasciato Gesù”: lo Spirito Santo (Ivi).
     Il cristiano è sempre giovane, perché ha sempre Gesù vicino; gioioso, perché con Lui la vita è un continuo sogno, uno slancio verso il futuro, verso la vita eterna. Don Bosco ci ha educati alla santità gioiosa, senza età: giovani come Domenico Savio o maturi come don Michele Rua, ma sempre pieni della vita nuova pasquale, la vita dello Spirito, sempre dinamica e sempre fresca e florida.


“O sei giovane di cuore, di anima, o non sei pienamente cristiano”.
La vitalità e la “giovinezza dello Spirito” sono da contrapporre al “pensionamento” dell’animo.

 

2. Nella santità non ci sono attempati

      Sì, nella santità non ci sono attempati, perché il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo. Senza perdere il realismo, il santo illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza. Ci sono momenti duri, tempi di croce, ma niente può distruggere la gioia soprannaturale (Gaudete et exsultate, 125), che si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto (Evangelii gaudium, 6). È una sicurezza interiore, una serenità piena di speranza che offre una soddisfazione spirituale incomprensibile secondo i criteri mondani. La gioia cristiana ha accompagnato il nostro padre Don Bosco che è pur vero, come è stato detto, che navigò tra un mare di difficoltà. Il malumore non è un segno di santità: riceviamo così tanto dal Signore che a volte la tristezza è legata all’ingratitudine, con lo stare talmente chiusi in sé stessi da diventare incapaci di riconoscere i doni di Dio (Gaudete et exsultate, 126).


Nella santità non ci sono attempati, perché il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo. Senza perdere il realismo, il santo illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza.

     L’Exallievo di Don Bosco Papa Francesco testimonia che questo è il nostro carisma nella Chiesa: “ È lo stesso clima di gioia e di famiglia che ho avuto la fortuna di vivere e gustare anche io da ragazzo frequentando la sesta elementare al Colegio Wilfrid Barón de los Santos Ángeles, a Ramos Mejía. I Salesiani mi hanno formato alla bellezza, al lavoro e a stare molto allegro e questo è un carisma vostro. Mi hanno aiutato a crescere senza paura, senza ossessioni. Mi hanno aiutato ad andare avanti nella gioia e nella preghiera” (Prefazione al volume, curato da A. Carriero, Evangelii gaudium con Don Bosco).
     La chiusura in se stessi invecchia e lascia solo segni di pesantezza e di tristezza. Ma la tristezza non è un atteggiamento cristiano, non può entrare nel suo cuore, perché egli è giovane sempre, una giovinezza che si rinnova tra le prove sotto l’animazione dello Spirito Santo. Gesù rimprovera i  discepoli: “Perché ho detto che me ne vado, la tristezza ha riempito il vostro cuore” (Gv 16,6). Gesù non va mai via da noi, ci lascia lo Spirito Santo, che fa sì che in noi ci sia sempre questa giovinezza, che si rinnova ogni giorno con la sua presenza. La stessa liturgia ci fa pregare così: “Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello spirito”. Lo Spirito Santo, che è il Paraclito, colui che ci accompagna nella vita, che ci sostiene.


La chiusura in se stessi invecchia e lascia solo segni di pesantezza e di tristezza. Ma la tristezza non è un atteggiamento cristiano, non può entrare nel suo cuore, perché egli è giovane sempre.

     Papa Francesco nell’omelia a Santa Marta dello scorso 28 maggio ha raccontando un breve aneddoto scherzoso di quando era parroco: “C’erano più o meno 250-300 bambini, era una domenica di Pentecoste e quindi ho domandato loro: Chi sa chi è lo Spirito Santo? E tutti: ‘Io, io, io!’ – ‘Tu’: “Il paralitico”, mi ha detto. Lui aveva sentito ‘Paraclito’ e non capiva cosa fosse e così disse: ‘paralitico’. Una buffa storpiatura che però rivela una realtà: tante volte noi pensiamo che lo Spirito Santo è un paralitico, che non fa nulla ... E invece è quello che ci sostiene”. Paraclito vuol dire “Colui che è accanto a me per sostenermi” perché io non cada, perché io vada avanti, perché io conservi questa giovinezza dello Spirito. Ecco perché “il cristiano sempre è giovane: sempre! E quando incomincia a invecchiare il cuore del cristiano, incomincia a diminuire la sua vocazione di cristiano. O sei giovane di cuore, di anima o non sei pienamente cristiano”. 
     Il nostro padre Don Bosco quanto più era provato dalle difficoltà, tanto più si mostrava gioioso, al punto che i ragazzi dicevano che se Don Bosco era particolarmente allegro allora ci doveva essere qualche problema importante da affrontare. Gli Atti degli Apostoli ci raccontano che i discepoli furono fustigati, ma “se ne andarono lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù” (At 5,41). Come anche Paolo e Sila erano in carcere e soffrirono molto per le bastonate ricevute, ma nonostante il dolore, essi “erano pieni di gioia e cantavano”. Commenta Papa Francesco: “Questa è la giovinezza. Una giovinezza che ti fa guardare sempre la speranza. Bisogna lasciare da parte la tristezza pagana. Chiediamo al Signore di non perdere questa rinnovata giovinezza, di non essere cristiani in pensione che hanno perso la gioia e non si lasciano portare avanti. Il cristiano non va mai in pensione; il cristiano vive, vive perché è giovane quando è vero cristiano”.

Don Gianni Russo, Delegato Nazionale

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