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Servire senza illudersi

di Valerio Martorana

Ciò che appare non è e ciò che è non appare: è una massima che dobbiamo tenere sempre presente poiché le illusioni della quotidianità sono spesso e volentieri notevoli ed abusano della buona fede degli individui ed ecco perché dobbiamo continuare ad avere il coraggio di servire senza illuderci, tenendo sempre presente che la nostra missione è cercare di essere testimoni credibili e attendibili dell’educazione ricevuta alla scuola di Don Bosco.

Viviamo in una società dove l’ignoranza non è più un difetto ed educare non è più una virtù ma dobbiamo avere la pazienza, la costanza e la perseveranza di andare controcorrente e di continuare a provarci.

Ricordiamoci che don Bosco ci esortava “a fare del bene a tutti, del male a nessuno. Questa è la mia politica”. Anche oggi è così? Abbiamo assistito, in occasione delle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale, ad una battaglia elettorale che ha visto protagonisti i big politici di tutti gli schieramenti darsele di santa ragione attraverso una guerriglia comunicativa senza precedenti e che sta consegnando all’Italia il caos; nessuno ha avuto il coraggio di parlare con il linguaggio della realtà.  È questo ciò di cui ha bisogno il nostro paese? Possibile che non vi siano più uomini politici in grado di armonizzare il paese e costruire un clima di pace e di armonia per il bene della nazione?  A chi giova continuamente questa politica dello scontro? Papa Giovanni XXIII, il Papa buono, ci esortava a trovare “ciò che ci unisce e non ciò che ci divide”. La quotidianità ci offre un altro scenario: è una continua corsa e rincorsa a dividere, ad offendere, a delegittimare il nemico non più l’avversario politico.

Ci vuole un po’ di sano realismo per riuscire ad andare oltre le mediocrità: abbiamo assistito ad una continua mercanzia elettorale dei diritti umani, ad una gara a chi ha offerto di più, ad un linguaggio razzista senza precedenti! Una delle soluzioni praticabili, visti i risultati, potrebbe essere quella di togliere i numeri arabi dalle scuole e così potremmo soddisfare una delle istanze fuoriuscite dal popolo; togliere i numeri arabi dalle scuole ci permetterebbe di non far subire più attentati alla nostra cultura (accettate questa mia provocazione!).

Istruzione vuol dire allenare la mente a pensare, non solo a memorizzare; bisogna avere la capacità di guardare lontano e di pensare vicino. Basta con una cultura che continuamente esclude, ma dobbiamo includere. In questo paese dobbiamo ritornare ad avere la capacità di finanziare le idee per guardare, con sano ottimismo, al futuro.

Torna in mente Alcide De Gasperi: “i politici guardano alle future elezioni, gli statisti alle prossime generazioni”. A ciascuno il suo!

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